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Le Matrioshke (Le Bambole russe) - La Storia e La Tecnica

   Tutto ha inizio negli anni 1890, quando una bambola di piccole dimensioni, arrivata dal lontano Giappone, cade fra le mani di S. V. Malyutin (1859-1937), un artista che lavorava a quel tempo per un ente didattico per ragazzi con l’incarico di concepire bambole a scopo educativo che rappresentavano i costumi tradizionali. Egli s’innamora dell’oggetto che risponde al nome - dolcemente evocativo di arcane memorie - di Fukuruma. Si tratta in fatti di una serie di bambole incastrabili una nell’altra. L’ente decide quindi di produrre questo tipo di oggetto dando alle bambole le sembianze di personaggi del costume russo tradizionale. La prima in assoluto, creata da Malyutin stesso, rappresenta una giovane contadina dal viso paffuto vestita con gli abiti nazionali della tradizione che regge un gallo fra le braccia.    La fabbricazione della bambola russa non è facile ed è necessaria una grande abilità da parte degli artigiani incaricati di costruirle per realizzare forme così perfette sul tornio.Il legno adoperato è il tiglio oppure il pioppo. Si comincia sempre col fabbricare la bambola più piccola della serie, che viene utilizzata per dare la dimensione della seconda, e così via. Le bambole vengono quindi decorate con un disegno dipinto che rappresenta il più delle volte un personaggio. Il nome russo « matrioshka » ha per radice la parola « matrona ». Vengono di solito rappresentati i membri di una famiglia, supratutto le donne, e la bambola più grande raffigura appunto la matrona della famiglia. Alcuni codici sociali vengono trasmessi mediante queste rappresentazioni : si possono ad esempio differenziare le donne sposate da quelle nubili, le quali hanno i capelli coperti da un fazzoletto. La matrioshka è diventata quasi subito un oggetto commerciale, a tal punto da incidersi durevolmente nei cuori del popolo russo come il testimone più importante della cultura del loro paese.    I principali luoghi di produzione delle bambole russe sono le città di Sergiev Posad, Semyonov e Vyatka.    Sergiev Posad è una città a nord di Mosca, rinomata per il suo celeberrimo monastero del Trecento. Le matrioshke create dagli artisti di questa città, donne per lo più, rappresentano quasi esclusivamente delle contadine o comunque delle figure femminili. Vengono tradizionalmente realizzate in legno, dipinte a guazzo e verniciate. Gli artisti di questa città sono rinomati per l’altissima qualità della loro produzione. Il successo di queste bambole ha conosciuto uno sviluppo eccezionale. Nel 1900, una matrioshka di Sergiev Posad viene esposta all’Esposizione Universale di Parigi, conferendo alla scuola una fama internazionale. Trascorreranno appena quattro anni prima dell’apertura di una succursale parigina.    Semyonov è un villaggio situato a trecento chilometri circa ad est di Mosca, nella regione di Nizhni Novgorod. Le bambole ivi fabbricate presentano una raffigurazione simbolica distaccata dalla realtà, contrariamente a quelle di Sergiev Posad. Una grande parte della superficie è lasciata senza pittura e viene solamente verniciata. I visi e gli occhi sono di dimensioni esagerate e vengono essenzialmente adoperati i colori giallo, rosso e nero. Questa città ha prodotto la matrioshka più grande mai realizzata : essa consta di ben settanta pezzi ed è alta un metro.    A Vyatka, città oggi ribattezata Kirov e situata a quasi cinquecento chilometri a nord-est di Mosca, le bambole rapprensentano invece prevalentemente una ragazza giovane dall’aspetto timido con grandi occhioni celesti ed un sorriso incantevole. Gli artigiani di questa città hanno scelto come particolarità, sin dagli anni Sessanta, di decorare le matrioshke da loro prodotte con inatarsi di paglia di vari colori.    Oggigiorno, gli artisti producono bambole moderne adoperando tecniche di pittura simili a quelle delle scuole di Palekh e di Fedoskino. Rappresentano per lo più paesaggi, che si rivelano di spettacolare effetto, tenendo conto della resa prospettica imposta dalla superficie convessa del supporto. Alcune invece illustrano racconti tratti dalla tradizione russa, come la storia del Padre di Ghiaccio o della Principessa Ranuncola. Altre ancora raffigurano personaggi appartenenti ad ambienti assai diversi fra loro quali religiosi, uomini politici, scrittori o celebrità del mondo dello spettacolo. Un’ampia selezione di tutte queste matrioshke, magnifiche o divertenti, si trova esposta alla Galleria Peterhof.

 
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